Il simbolo in architettura

L’archetipo e l’esperienza dello spazio

Il simbolo non vive solo nella materia.
Vive nella percezione.

L’archetipo è espressione dell’inconscio collettivo, e lo spazio architettonico continua a esistere anche dopo l’esperienza fisica, nella memoria e nelle emozioni.

Un luogo può quindi essere vissuto anche senza essere stato attraversato, perché il suo significato supera la presenza materiale.

Non si può parlare di architettura senza tornare tra il 29 e il 23 a.C. quando Marco Vitruvio Pollione scrisse il de Architectura, un trattato che riassume tutte le conoscenze nel campo dell’arte del costruire a cui si era giunti fino a quel momento.  L’opera fu dedicata ad Augusto che il 16 gennaio del 27 a.C. divenne imperatore di Roma, mettendo in atto una politica di rinnovamento della città. La sintesi di Vitruvio sull’architettura trova il suo cardine nel terzo capitolo del primo libro, nel quale identifica i parametri fondamentali dell’arte del costruire: Firmitas, Utilitas e Venustas, cioè Stabilità, Funzione e Bellezza.

I tre concetti vitruviani del primo secolo a.C. in realtà non hanno tempo e non hanno età: già nel corso della preistoria sono stati inconsciamente applicati nella realizzazione di menhir, dolmen e cromlech che ancora oggi ci affascinano per la loro venustas e firmitas e di cui, probabilmente, conosciamo l’utilitas. Dolmen e menhir infatti identificavano le sepolture ed il Cromlech invece era un osservatorio astronomico ed un luogo sacro.

Ma c’è di più: l’architettura è un linguaggio in cui funzione e simbolo non possono essere separati, ma al contrario, rappresentano i due poli di un unico processo. Se l’utilitas delle prime pietre conficcate nel terreno era quella legata al culto dei morti, non possiamo prescindere dal simbolismo in esse racchiuso: mettevano in comunicazione il mondo occulto degli spiriti al cielo ed incanalavano l’azione vitale del sole al fine di garantire all’uomo la sopravvivenza nella continuità del tempo al di là dell’esistenza materiale. Uno spazio simbolico è quindi un elemento della comunicazione che esprime contenuti di significato ideale, evocando alla mente dell’osservatore un concetto diverso da ciò che il simbolo fisicamente è e dalla funzione per cui è stato costruito.

La Porta dei Leoni aveva l’utilitas di entrata monumentale all’acropoli micenea. Eppure osservandola oggi, anche senza conoscerne la storia ed i fatti, si intuisce immediatamente il simbolismo che l’oggetto racchiude: il massiccio architrave, le leonesse rampanti, le mura ciclopiche riconducono immediatamente ai concetti di forza, potenza, guerra, gerarchia, controllo, difesa. Il valore di architettura come simbolo è quindi presente dagli albori della storia: la base delle piramidi di Giza rappresenta i 4 elementi ed i quattro punti cardinali mentre la punta è metafora dell’evoluzione spirituale, il collegamento tra mondo materiale e cielo da cui cattura le energie cosmiche e le convoglia sulla terra.  Il tempio greco è sinonimo di armonia e perfezione, l’Omphalos di Delfi simboleggia il centro del mondo, la pianta a croce delle chiese la passione di Cristo, le vetrate nelle cattedrali gotiche la luce divina che si diffonde nelle navate. L’elenco potrebbe essere infinito perché in tutte le epoche l’uomo ha attribuito alla funzione in architettura una simbologia archetipica legata a motivazioni sociali, psicologiche, biologiche, religiose, culturali, magiche, sensitive ed espressive.

cosa rappresenta il simbolo in architettura
Cromlech di Stonehenge

L’archetipo è espressione dell’inconscio collettivo ed i luoghi simbolici possono anche vivere di immaterialità, in quanto la materia veicola la fruizione ma, dopo l’esperienza reale, nella mente e nei sentimenti umani, è prevalente la natura eterea che una percezione concreta è riuscita ad evocare.

Dalle piramidi al Ponte di Genova: scopri come l’architettura diventa simbolo e racconta valori, emozioni e identità.
Omphalos di Delfi

A qualcuno di voi sarà capitato di sentire il discorso tenuto da Renzo Piano il giorno dell’inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio, che sorge dove c’era il Ponte Morandi crollato il 14 agosto del 2018. Senza aver mai percorso quel ponte, senza averlo mai visto concretamente, è stato inevitabile per tanti interiorizzarne, a livello conscio o inconscio, l’emozionante simbologia.

Io auguro a questo ponte di essere amato. Non è facile essere erede di una tragedia, è dura, e allora mi auguro che questo ponte sia amato, sia adottato dalla gente e diventi rapidamente parte della loro esistenza quotidiana. Questo è quello che mi auguro. E credo che avverrà, credo che sarà amato. Sapete perché? Perché questo ponte è semplice e forte come questa città. Ma non basta, sarà amato perché questo ponte gioca con la luce. Sì, con la luce. Quando si arriva subito al ponte, e si arrivava subito al ponte dalle regioni del Nord, si scopriva la luce del mare, si scopriva il Mediterraneo. Sopra questo ponte tutti scopriranno la luce del Mediterraneo. E quella luce gioca con il ponte, gioca sotto, gioca sulla forma del ponte, sulle pile che sono curve, sulla forma della carena della nave. Gioca con la luce e questo conterà. Gioca anche col vento. Certo, gioca col vento. C’è una poesia bellissima di un poeta che io ho sempre amato molto, è che ha amato Genova, che era Giorgio Caproni. Giorgio Caproni ha scritto: “Genova di ferro e aria”. Ecco, io vorrei che questo ponte fosse visto così, di ferro e di aria. Questo ponte è stato costruito in acciaio ma è stato forgiato nel vento. Tutto qua, adesso il ponte è vostro.

Renzo Piano, agosto 2020

Un ponte essenziale, sobrio, che già nel nome racchiude una simbologia: dal tempo delle Crociate il simbolo del cavaliere che uccide il drago era legato all’antica Repubblica marinara, indicando la tenacia, il coraggio, l’audacia e l’incrollabile fede nel successo delle imprese dei genovesi dal Medioevo in poi.

Un ponte che sorge sul luogo di una tragedia: un lungo nastro illuminato da 43 vele di luce in ricordo delle 43 vittime.

Un ponte che rimanda all’immagine della carena di una nave, plasmata dal vento e modellata dalla luce del Mediterraneo.

Ed infine un ponte simbolo di rinascita. Quella del ponte è una delle simbologie più ricorrenti nella comunicazione e nella letteratura, perché richiama ciò che gli uomini hanno imparato a costruire per superare le barriere imposte dalla natura.

Il ponte come archetipo

Il ponte è una delle immagini simboliche più potenti nella storia dell’umanità.

Rappresenta:

  • il superamento di un limite
  • la connessione tra mondi
  • il passaggio

Non solo fisico, ma anche culturale e relazionale.

Sono “ponti” anche:

  • il linguaggio
  • i valori
  • la musica
  • l’arte

Tutti strumenti attraverso cui l’uomo supera separazioni e costruisce relazioni.

Il simbolo nei progetti contemporanei

Oggi più che mai, il simbolo in architettura assume un ruolo centrale.

Non come elemento decorativo, ma come strumento progettuale consapevole.

Per questo motivo, realtà come Green Fortitudo integrano nei propri progetti:

  • simbologia
  • sostenibilità
  • colore
  • attenzione alla relazione tra individuo e ambiente

Il simbolo diventa così:

  • un richiamo a valori universali
  • uno stimolo alla riflessione
  • un gesto di responsabilità verso il futuro

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Luisa Bernasconi Architetto

Luisa Bernasconi Architetto

Writer & Blogger

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